22:Mar

Lectio V Domenica del Tempo di Quaresima - Anno B

Lectio Divina

Gv 12, 20-33

È ormai prossima la festa di Pasqua e Gesù preannuncia la sua “glorificazione”: quella che apparentemente sembrerà una fine, segnerà invece l’inizio di tutto.

Lo dice chiaro infatti Gesù nel Vangelo di questa V Domenica di Quaresima: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Con il suo abbandono totale alla volontà del Padre, generante frutti di salvezza per l’intera umanità, Gesù ci sprona a rinsaldare la nostra fede e il nostro rapporto filiale verso Dio e verso i suoi progetti di salvezza per ogni uomo, spesso compromessi e minati dai nostri umani dubbi, dalle nostre incertezze e debolezze che ci incastrano, rallentando il nostro cammino cristiano di salita verso le cose di Dio e più distante dalle cose dell’io. Quell’io che non vuole accettare docilmente la mano di Dio Padre nella propria vita che conduce, guida, verso quella glorificazione che è per ciascuno di noi. È molto bello sentire dalle parole di un Greco, quindi di un pagano, il desiderio di conoscere Gesù, incontrare il suo volto, vederlo. Ed è ancora più sorprendente la risposta di Gesù che è pronto a donarsi morendo a se stesso, perché il frutto di questa “morte” sarà la vita per tutti: Giudei o Greci, piccoli e grandi, tutti potranno vederlo, incontrarlo, conoscerlo. Vicini alla festa della Pasqua, della vittoria della vita sulla morte, anche a noi la Parola del Signore ci esorta a fare questo passaggio dalla morte alla vita vera, accogliendo l’esempio di Gesù con cuore aperto, libero dai compromessi, pronto come terreno fertile a ricevere il seme divino lasciando che esso attecchisca per portare tanto frutto. Si, anche noi cristiani, che camminiamo alla sequela del Signore, siamo chiamati ad essere portatori di Cristo, perché tanti fratelli, anche quelli che sembrano i più lontani, si attendono questo frutto: il poter incontrare attraverso di noi il volto di Gesù che si fa presente non con le parole, ma con la testimonianza di una vita che si lascia plasmare nelle mani di Dio – Papà, una vita che sa parlare di Dio perché prende sempre più distanza dalle cose che non appartengono a Dio. Lasciamoci interrogare e scavare profondamente da questa Parola cogliendo tutto quello che di umano ancora incatena la nostra anima, rendendola non pronta “a perdere la propria vita”, accogliendo con obbedienza divina questi “fari” con cui il Signore ci illumina per poterlo seguire sulla sua strada, una via fatta di umile “servizio”, di donazione di sé che non lascia spazio ai ‘ma’ e ai ‘se’, ma solo al sì fiducioso alla volontà di Dio. Chiediamo alla Vergine Maria con le parole del salmista, di creare in noi un cuore sempre più puro, perché il Signore possa scrivervi ed incidervi la sua legge d’amore per sempre.

Ultima modifica il Giovedì, 19 Marzo 2015 21:56
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