30:Ott

Lectio XXXI Domenica del Tempo Ordinario - Anno C

Lectio Divina

Lc 19,1-10

Anche in questa XXXI Domenica del Tempo Ordinario il Signore ci dona la grazia di accostarci alla sua Parola, ascoltarla e beneficiare così della sua Misericordia, come dono da elargire a tutti noi. Non abbiamo parole per poter esprimere l’amore che Dio nutre per ogni uomo che Egli “ha chiamato all’esistenza” e dinanzi a tanta tenerezza ci sentiamo disarmati, perché spesso impreparati a ricevere un sì grande dono, perché ritenuti immeritevoli, a causa dei nostri peccati e delle nostre debolezze.

La certezza che Dio è Misericordia, cioè un Padre che sempre ama i suoi figli, ci aiuta a guarire dalle nostre ferite, soprattutto dalla ferita del non sentirci amati ma giudicati, dalla ferita del rigetto, cioè del sentirci rifiutati e perciò mai a posto con noi stessi. Camminare accanto a Gesù, che è canale e veicolo dell’amore di Dio Padre, ci libera e guarisce, perché aiutandoci a prendere sempre più coscienza che Dio non ci giudica, o per usare le parole della Prima Lettura dal Libro della Sapienza, “non si disgusta di nessuna delle cose che ha creato, chiude gli occhi dinanzi al peccato”, e dunque ci ama di un amore puro e incondizionato, ci allontana dall’immagine di un Dio giustiziere, punitivo, aprendo gli occhi del nostro cuore alla luce della sua “Compassione”. Riscoprire il Cuore paterno e materno di Dio che ha “viscere di Misericordia” per tutti i figli di Dio escluso nessuno, dona luce di guardare alla nostra vita con occhi nuovi, con gli occhi della fede, cioè con quello stesso sguardo ricco di perdono, di tenerezza, di accoglienza, che Gesù rivolge nel Vangelo di oggi, a Zaccheo, da tutti giudicato sulla base di ciò che ha dimostrato di essere nella sua vita, cioè un peccatore. Ancora una volta il Signore ci invita a mirare al cuore dell’uomo, a non lasciarci sopraffare e condizionare dalle apparenze, ma nella visione che Gesù è venuto “per portare la salvezza” a tutti, Egli ci chiama ad essere questi “missionari della misericordia”, uomini che desiderano portare avanti la missione di Gesù andando alla ricerca di chi è perduto, smarrito, emarginato, solo, non credente, perché possa incontrare l’abbraccio consolatore del Padre, che non è solo Padre per pochi, ma Padre nostro, cioè dell’intera umanità. La Parola ascoltata durante la settimana, ci ha fatto contemplare, la determinazione di Gesù nel voler andare incontro ad ogni uomo per liberare, guarire, annunciare, facendo di tutto per “raccogliere i suoi figli dispersi”, creando perciò unità contro la divisione, “come una chioccia raccoglie i suoi pulcini”. Ecco, questa stessa “tenera caparbietà”, nel voler far sì che nessun figlio si perda, Egli ce la manifesta anche oggi, dimostrandoci una Misericordia del Padre, che mai si arresta, che non si lascia intimorire, corrompere, condizionare dalla condizione “sociale, morale, materiale, religiosa”, ma proprio perché “il suo spirito incorruttibile abita in tutte le cose”, Egli ci insegna cosa significa accogliere, perdonare, consolare, non giudicare, ma amare, perché per primo lo ha fatto e lo fa con noi ogni giorno. Il Santo Padre, nelle sue catechesi ma soprattutto nell’esercitare il suo ministero, è testimonianza del Volto Misericordioso del Padre, sguardo di amore che dona a tutti, ma soprattutto a coloro che sono dimenticati dagli uomini, ma non da Dio, perché tutti, cattolici, ortodossi, protestanti, immigrati, uomini di ogni lingua, popolo e nazione siamo “figli d’Abramo”, chiamati alla vita, a beneficiare gratuitamente del suo amore. La Parola di oggi ci invita molto a riflettere su come viviamo questo essere in cammino con Gesù, se siamo capaci di donare vita a chi è nella morte del cuore, dell’anima, della sofferenza, del disagio morale, economico, sociale, se siamo capaci di “fermarci a casa dei nostri fratelli”, cioè se sappiamo calarci nei loro bisogni reali, non solo con le preghiere o le belle parole che spesso sono intrise di una compassione che rimane solo superficiale commozione se non ci cambia dentro spronandoci ad andare verso l’altro. Sentiamoci partecipi delle sofferenze dell’umanità ferita e perduta, e riscopriamo il valore dell’unità, dell’accoglienza, della condivisione, della fraternità, dell’uguaglianza, in un mondo che incoraggia la “globalizzazione dell’indifferenza”. Affidiamo la nostra chiamata, quali figli di Dio, alla Vergine Maria, perché camminando sotto la sua protezione, possiamo come Lei, “camminare in fretta” verso i fratelli che attendono la salvezza, attendono Gesù, permettendo loro di “vedere e incontrare il suo Volto”.

Ultima modifica il Giovedì, 27 Ottobre 2016 18:38
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