05:Nov

Lectio XXXI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Lectio Divina

Mt 23,1-12

Anche in questa XXXI Domenica del Tempo Ordinario il Signore attraverso il dono della sua Parola si prende cura di noi “come una madre che ha cura dei propri figli” e noi, come figli tesi a ricevere questo amore gratuito e naturale, ci predisponiamo ad ascoltare, accogliere, meditare, custodire e fare crescere il seme della Parola del Padre, del Verbo che viene ad abitare in mezzo a noi. ...

Oggi il Signore ci chiama alla coerenza, alla trasparenza, a fare luce dentro di noi per scorgere tutto ciò che vi abita di umano e che entra in contrasto con la nostra vita spirituale. Gesù, nel Vangelo odierno, invita non solo “i suoi”, ma tutta la folla che lo segue, a guardarsi dal modo di agire degli scribi e dei farisei, di coloro che si attengono scrupolosamente alla Legge ma in concreto sono quelli che “dicono e non fanno”. Per questo Gesù invita sì a seguire la Legge, ma a non imitarne le opere intrise solo di vanagloria, protagonismo ed ostentazione e mancano di amore verso Dio e verso il prossimo. Gesù si rivolge a tutti: in questo vediamo come Dio voglia custodire tutti i suoi figli, nessuno escluso, da una malattia spirituale molto diffusa che è l’ipocrisia, anche detta “idropisia”, cioè il gonfiarsi di se stessi; in questi giorni Gesù nel Vangelo ci ha molto istruito in questo senso. Anche oggi dunque Gesù richiama tutti noi a non cedere alla tentazione di sentirsi bravi e perfetti ed in questa esortazione sentiamo il richiamo, la Voce del Pastore, che invita il suo gregge a camminare dietro a Lui, seguendone i suoi passi. Gesù è il modello di Colui che ha realizzato, incarnandola, la Parola del Padre; Gesù non aveva bisogno di farsi uomo, perché era Dio, ma pur di vivere nella Volontà del Padre, accetta la debolezza, si umilia, muore a se stesso, facendosi Volto di un Padre che desidera che i suoi figli siano delle anime piccole, umili, capaci solo di testimoniare non tanto con le parole, ma con la vita, la semplicità del Vangelo. Ecco che allora Gesù chiama noi, popolo di Dio, a guardare alla nostra vita spirituale, per trovare tutto ciò che ancora è in dissonanza con il Vangelo, cioè con la vita di Gesù, unico modello e Maestro da imitare. Guardando a Gesù crocifisso, facciamo verità dentro di noi, senza paura di scorgevi incoerenze, ambiguità, forse qualche bugia; Lui si è mostrato in tutta la sua debolezza, ha anche gridato al Padre la sua difficoltà nel momento della prova, non ha nascosto “il suo peso”, ma lo ha consegnato al Padre, rimettendolo nella sua Volontà. Cadere nel perbenismo, spesso cela la paura del non volersi sentire giudicati o del non voler ammettere di essere piccoli, fragili e bisognosi dell’aiuto di Dio. Chiediamo perdono al Signore per tutte quelle volte in cui non siamo veri, agli occhi dei fratelli, ma soprattutto agli occhi del Padre e consegniamo al suo Cuore Misericordioso tutte le nostre infedeltà, le nostre mancanze, le nostre incoerenze, le nostre non verità, perché il Sangue e l’Acqua che scorrono da Esso possano guarirle e guarire la nostra anima bisognosa della luce di Cristo. Il Signore ci chiama ad essere portatori della sua Luce in un mondo che vive schiacciato sotto il fardello del potere, dello sfruttamento, della disonestà, della menzogna, frutto di coloro che “dicono e non fanno”. Testimoniamo nel nostro quotidiano di essere figli della Luce, figli di Dio, figli che “dicono e fanno”, come Gesù e come la Vergine Maria. A Lei affidiamo il nostro cammino, perché la sua umiltà, la sua piccolezza, la sua mitezza, la sua docilità, ci insegni a volgere il nostro sguardo solo a Cristo, preservando la nostra anima nella pace, tenendola lontana da ogni cupidigia e da ogni desiderio mondano che non viene da Lui. Insegnaci Maria ad avere solo fame e sete di Dio per la salvezza nostra e dei fratelli. Amen.

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