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Lectio VI Domenica del Tempo Ordinario - Anno B In evidenza

Lectio Divina Mc 1,40-45

Anche in questa VI Domenica del Tempo Ordinario, il Signore ci dona la grazia di poterlo incontrare vivo e risorto nella Parola che è fonte di guarigione e di liberazione. Con atteggiamento filiale ci poniamo dunque all’ascolto del Verbo, perché possiamo lasciarci arricchire, istruire, formare da questo dialogo d’amore che Dio intende tessere con ogni uomo, soprattutto con ogni figlio che, a causa della “lebbra del peccato”, ha rotto questa alleanza di Amore e fonte di comunione con il Padre.

La pagina di Vangelo che l’Evangelista Marco ci descrive, racconta la storia di un uomo costretto a causa della lebbra, a vivere lontano da tutti e da tutto, perché secondo la Legge del tempo, colui che veniva riconosciuto impuro dal sacerdote, veniva isolato e costretto ad abitare per tutto il tempo della malattia, “fuori dall’accampamento”. Subito comprendiamo dunque quali sentimenti potessero albergare nel cuore di un uomo che veniva dichiarato impuro: sicuramente la solitudine fisica, morale, sociale e spirituale. È un uomo discriminato ed emarginato colui che vede in Gesù l’unico “medico” che può guarirlo e liberarlo da ogni male, riconciliandolo con se stesso, con gli altri e con Dio. Gesù è il mediatore tra Dio e l’uomo, è il ponte di congiunzione, è Colui che viene nel mondo proprio per ristabilire quel legame d’amore fra Dio e l’uomo rotto a causa del peccato. A seguito del peccato originale, l’uomo ha deturpato la comunione “paradisiaca” che Dio aveva stabilito con l’uomo, rottura che si manifesta nella concupiscenza, cioè in quella tendenza, insita nel cuore dell’uomo, a cadere nel peccato, a cedere alle debolezze, ad assecondare quelle fragilità frutto di una volontà umana che si oppone a quella Divina. Dio ha mandato nel mondo il suo unico Figlio per salvare l’umanità ferita, per ricondurre al Padre i figli dispersi, per mostrarci la via della salvezza. Oggi nel venire incontro al lebbroso, Gesù ci ricorda che solo in Lui c’è salvezza e solo Lui è la Via che ci riconcilia con il Padre; il Signore oggi ci chiama “ai suoi piedi”, ci richiama all’umiltà del cuore, ad ascoltare la voce della nostra coscienza per comprendere il male che dobbiamo evitare ed il bene da compiere; Gesù ci insegna che l’umiltà è la capacità di guardarsi dentro, avere la forza di guardare le proprie ferite, di localizzare la lebbra del peccato che vive in noi e presentare tutto al Signore, perché Lui possa toccarci nei nostri limiti, nelle nostre mancanze, nelle nostre infedeltà. Lasciamo che il Signore visiti il nostro cuore, la nostra anima, la nostra psiche, la nostra mente, i nostri pensieri, la nostra affettività, la nostra sessualità, tutto deponiamo nel Cuore purissimo di Gesù perché possa liberarci dalla malattia del peccato che deturpa l’immagine di Dio che vive in noi. Il Signore ci chiama a guarire dalle nostre infermità, a liberarci dal peccato con il quale siamo abituati a convivere, ed impegniamoci come ci esorta S. Paolo a non essere motivo di scandalo per noi stessi e per gli altri, ma l’unico nostro interesse sia quello di farci imitatori di Cristo, portatori della sua luce. Ringraziamo il Signore perché anche oggi ci è venuto incontro nella sua Misericordia ed accogliamola con cuore umile e pentito nel dono del Sacramento della Riconciliazione, nel dono dei sacerdoti in cui si incarna Gesù che attraverso le loro mani benedette “vuole purificarci”. Proprio oggi in cui celebriamo la XXVI Giornata mondiale del malato, Gesù ci aiuta a capire che il vero malato non è solo colui che manifesta una sofferenza fisica, ma ogni uomo che apre la porta al peccato che lo divide da Dio. Il tema di questa Giornata nel Messaggio del Santo Padre è dedicato alla Vergine Maria: Mater Ecclesiae: « "Ecco tuo figlio ... Ecco tua madre". E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé ...» (Gv 19, 26-27). Guardando a Giovanni che accoglie la Madre, anche noi riscopriamo la vocazione materna di Maria nei confronti di tutta l’umanità. Ella ci insegna la tenerezza, l’amore, l’attenzione verso tutti, verso i fratelli bisognosi. A lei affidiamo il nostro cammino, perché purificati dalle nostre debolezze, possiamo essere membri di una Chiesa Madre che sa accogliere le infermità, le miserie dell’uomo ed essere strumenti di Misericordia per condurre tutti gli uomini all’incontro in Gesù con il Padre.

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